|
|

Aronta
è ch'al ventre li s'atterga,
che ne' monti di Luni, dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca
per sua dimora; onde a guardar le stelle
e 'l mar no li era la veduta tronca.
Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno,
Canto XX
|
Arunte
(o Aronte o Aronta) è un aruspice
etrusco,
personaggio della Pharsalia
di Lucano
e citato nella Divina
Commedia di Dante
Alighieri.
Per
Lucano (Pharsalia, I libro) egli era un potente
indovino specializzato nella divinazione
tramite le viscere di animali, il volo degli uccelli ed
altri fenomeni naturali. Viveva a Lucca
e venne convocato a Roma
poco prima della guerra civile tra Cesare
e Pompeo
per interpretare alcuni portentosi accadimenti, che egli
vaticinò come presagi sia la guerra che della vittoria
di Cesare.
Dante
riprese la sua figura per collocarlo nell'Inferno
tra gli indovini nella quarta bolgia dell'ottavo cerchio
dei fraudolenti (XX,
46-51). Il poeta fiorentino però, forse per via di un
codice con una citazione errata. lo colloca come vivente
a Luni
(in latino
Lunae invece di Lucae), forse anche
traviato dall'aggettivo che usa Lucano di deserta,
che si adattava meglio alla cittadina sulle Alpi
Apuane che nel medioevo era completamente
abbandonata. Così l'Alighieri lo immaginò in una
speloca tra i bianchi marmi sopra Carrara,
da dove poteva guardare sia il mare che le stelle.
Alcuni toponimi della zona oggi portano il suo nome, in
omaggio alla citazione dantesca.
|